III edizione

Offro un teatro, mi ignorano

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Pubblicato il 04 dicembre 2004Il Resto Del Carlino

Lo sfogo di un padre: voglio donarlo a Ferrara in nome di mio figlio

«Nel momento in cui perdi il tuo unico figlio, non c'è più futuro. In quel momento non esiste più nulla».

Un analisi amarissima, ma lucida, fatta da un padre, Flavio Baroni, che il 14 giugno 2001 ha visto scomparire per sempre il suo unico figlio, Giuliano, vittima di un incidente stradale.

La tragedia si materializzò sulla statale Romea, al chilometro 22+900 davanti alla discoteca ex Topkapi nel ferrarese: un paio di autosorpassarono un tir condotto da un austriaco.
Qualche metro più avanti e si ritrovarono in coda, fermi per un cantiere di lavoro.  L'austriaco si accorse in ritardo della colonna, la velocità del 'bisonte' era troppo elevata.

Piombò addosso alle macchine - quattro furono quelle coinvolte - con una violenza distruttiva impressionante. Giuliano era il passeggero della prima auto tamponata, stava seduto dietro. Il suo cuore smise di battere per sempre alle otto della sera, in un letto dell'ospedale Sant'Anna di Ferrara per le lesioni devastanti.
Giuliano allora aveva 25 anni, studente a Bologna di Biotecnologia farmaceutica.

Da quel giorno la vita della famiglia Baroni venne stravolta, distrutta per sempre. «Ogni cosa è cambiata - racconta il padre, architetto di professione -. Tante persone in quei giorni ci furono vicine. Poi la cosa per tanta di quella gente scemò, per sempre perchè lo spettacolo continua come se nulla fosse accaduto».

Flavio e Paola, sua moglie, da quel drammatico 14 giugno fecero di tutto per non pensare. «Ci chiedemmo: 'E adesso? Cosa facciamo adesso?'.»
Il lavoro rappresentò la loro unica ancora di salvezza: ogni giorno, ogni ora, ogni minuto sempre di più, a capofitto per non morire definitivamente.

Fu allora che a Flavio spuntò l'idea di costruire un teatro ad hoc e una Fondazione in ricordo di Giuliano.
Finanziato totalmente con i «danari dell'assicurazione, perchè quelli non sono soldi nostri».

Una nuova struttura pensata per i giovani, fatta all'aperto, secondo la tradizione romana. Uno spazio per la musica e per la prosa, ma anche un luogo di incontro, di scambio, di formazione. Un quartier generale, un palcoscenico, per i ragazzi che non hanno uno spazio per trovarsi a provare ed esibirsi. Un'idea che ha preso forma giorno dopo giorno nei pensieri dell'architetto.

L'ipotesi prevede l'utilizzo di un'area pubblica, «davanti a casa nostra, in via Bagni, di fronte a quel cortile dove Giuliano da piccolo ha sempre giocato», sulla quale si potrebbe concludere con l'amministrazione comunale un contratto di diritto di superficie.

Il teatro Julianeo, questo il nome, «diventerebbe un'opera unica nella nostra città.»

Un edificio all'aperto alto11 metri, lungo 25 e largo 21, con 300 posti a sedere, a forma elittica, affusolata, con un tetto mobile, una sorta di ventaglio circolare, che permetterebbe di utilizzare la struttura anche quando piove.
All'interno, al piano terra, una piccola biblioteca tematica multimediale, di musica e prosa; accanto una zona bagni e una sala riunioni e ovviamente gli spazi dedicati ai camerini.

Ma c'è di più: all'esterno due specchi d'acqua, panchine, un piccolo bar ristoro, il tutto racchiuso in un parco pubblico. Un teatro in nome della musica, soprattutto, quella che Giuliano amava e si dedicava con grande passione.
«Sarebbe un modo per sentirlo ancora vivo, l'unica cosa che puoi fare per ricordarlo per sempre nella memoria.»

A metà luglio 2002, una volta concluso il plastico del teatro ideato dallo stesso architetto e messa a punto la trattativa con l'assicurazione per il risarcimento del danno, iniziano i contatti con il Comune e con la Provincia.
Contatti che giorno dopo giorno si ripetono, ma oggi, a distanza di più di 2 anni, nessuna risposta concreta.

«Devo ancora incontrare il sindaco - spiega con grande amarezza -, non ho più saputo né sentito nulla. Ho chiesto l'uso del suolo per attrezzarlo a teatro, ma sono ancora in attesa di risposte. All'amministrazione comunale, la costruzione costerebbe zero, potrebbero addirittura entrare a far parte della Fondazione. Credo che dovrebbero essere proprio le istituzioni le prime a spingere per interventi di questo tipo, invece...».

Al nominare il nome di Giuliano, gli occhi dell'uomo si colorano di un rosso fuoco, sul viso scende una lacrima. «Sono convinto che la causa degli incidenti stradali sia la disattenzione: come per un omicidio si da l'ergastolo, in questi casi bisognerebbe togliere la patente a vita. Ma io non mi batterò mai per questo, sono tagliato fuori per sempre da questo gioco. Non voglio più fare battaglie, quelle le lascio agli altri genitori che hanno figli».

Poi le ultime toccanti parole, amarissime, di un uomo che ha perso per sempre la sua felicità in un pomeriggio di giugno di tre anni fa e che ora chiede solamente di poter ricordare in un modo speciale il suo Giuliano. «La progettazione del teatro è la sublimazione di un dramma e di un dolore latente che permane per l'incertezza della sua realizzazione».

Nicola Bianchi

Contatti : posta@julianeo.com
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