III edizione

Dedicato a un amico

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6 Febbraio 2003

Concerto per Giuliano

"Siamo giunti al cuore della serata: al pianoforte di Giuliano si esibirà ora Carlo Dal Monte".
Doveva essere così.

Ma così non è stato, perché il pianoforte di Giuliano nella sala Estense non ci è mai entrato.
Non è stato possibile trasportarlo lì per motivi burocratici.
Ma forse Giuliano non si è dispiaciuto se è rimasto nel salotto di casa sua. Così il concerto c'è stato, anche senza il pianoforte di Giuliano, ed io ci sono andato. Credetemi, è stato perfetto lo stesso.

La serata, che tutti i musicisti hanno dedicato a Giuliano, si intitolava "Vedrai, Vedrai".
Ad aprirla è stato il For You Quintet, tra cui l'organizzatore e chitarrista Loriano.
Poi è stata la volta del Brunelli, Pappo, Peretto Trio, che non poteva altro che essere composto dal signor Brunelli, dal signor Pappi e dal signor Peretto.

Il cuore della serata.
Quando vedi Carlo Dal Monte avvicinarsi al pianoforte la noti subito la somiglianza con Giuliano. Ma questo pensiero ti passa per la testa un attimo, poi scompare.

Il primo movimento.
Le mani dei pianisti si assomigliano, te ne accorgi subito. La loro danza sui tasti. Le dita sciolte, leggermente piegate, passeggiano a destra ed a sinistra sulla tastiera. E le note, timide, si diffondono , nell'aria.

Io, il concerto, l'ho visto quasi interamente da dietro le quinte, ma quando ho sentito le note del Primo Movimento de "Al chiaro di luna" di Beethowen sono andato in platea ad ascoltare. Per guardare.
Guardi il pianista, è curvo sulla tastiera, si muove piano. E le note, dolci, saltano fuori tra le sue dita, e sono musica. La riconosci, l'hai già sentita.
E torna il pensiero di prima.

Guardi quell'uomo chino sulla tastiera, ha un maglione grigio, i suoi movimenti li riconosci, perché li hai già visti. Sei lì a guardare e ti capita di vedere.
Io ho visto Giuliano seduto al pianoforte, e mi sono ricordato dove avevo sentito quelle note. Il palco tutto attorno non c'era più, mangiato dal buio della sala.

C'èra Giuliano al pianoforte. Seduto al suo pianoforte, nel salotto di casa sua. Era chino sui tasti, concentrato, per non sbagliare.

Ti lasci trasportare dalla musica, e la musica ti conduce.
Carlo Dal Monte è stato bravissimo, ha eseguito tre brani in maniera impeccabile, per quello che la tastiera gli consentiva.

Durante il terzo di questi è stato presentato, in maniera volutamente difficile da decifrare, il progetto di un teatro.
Un teatro unico nel suo genere, architettato dal papà di Giuliano, da donare alla città di Ferrara. Che sarà intitolato alla memoria di Giuliano. Dopo Carlo Dal Monte è entrato in scena il Quartetto Saxofonia, quindi gli allievi della scuola di Musica Moderna.
Hanno chiuso la serata l'estroso Gian Battista Balanti e Max, che hanno proposto tre brani di musica leggera, tra cui Vedrai, Vedrai di Tenco.

Alla fine applausi per tutti.
La serata per Giuliano è finita.
Una serata da ricordare, non solo per la buona musica che si è ascoltata, ma soprattutto perché Giuliano, a modo suo, non è voluto mancare.

E' venuto a trovare ciascuno di noi quella sera, anche solo per qualche istante, in un'immagine veloce che ci è rimasta impressa nella mente.
Io l'ho visto suonare il pianoforte quella sera. A qualcun altro sarà venuto in mente durante un pezzo jazz, o tra le note di un sax. Oppure ci ha pensato prima del concerto, o nelle pause di silenzio.
Oppure più tardi, quando il concerto è finito.

Applausi.

Pippo


18 Luglio 2003

Quando sarai stanco e ti sentirai insignificante,
quando avrai gli occhi pieni di lacrime, io te le asciugherò tutte.
Sarò al tuo fianco quando le occasioni finiranno
E non riuscirai proprio a trovare amici.

Come un ponte sulle acque agitate,
mi distenderò,
Come un ponte sulle acque agitate,
mi distenderò.

Quando starai male, quando sarai in mezzo alla strada,
quando la sera scenderà impietosa, ti sarò di conforto.
Ti difenderò, quando arriverà l'oscurità
E il dolore ti circonderà.

Come un ponte sulle acque agitate,
mi distenderò,
Come un ponte sulle acque agitate,
mi distenderò.

Naviga ragazza d'argento, continua a navigare,
è arrivato per te il momento di risplendere,
tutti i tuoi sogni si stanno realizzando.
Guarda come brillano! E se avrai bisogno di un amico
Io sto navigando proprio dietro di te.

Come un ponte sulle acque agitate,
ti tranquillizzerò,
Come un ponte sulle acque agitate,
ti tranquillizzerò.

(Paul Simon)

Robi


30 Luglio 2003

Caro Giuli, non è facile farti una dedica ... ti si potrebbe dedicare qualsiasi cosa bella o speciale che capita ogni giorno, una canzone, un'immagine ... o semplicemente un pensiero.

Una cosa è certa, chi ti ha conosciuto conserva un grande ricordo, quando penso a te, e mi capita spesso, l'amarezza cede il passo alla serenità, il mio cervello avverte la positività del momento e ringrazierò sempre Dio di avere incrociato le nostre strade.

Sono convinto che tanti, davanti a questa sezione del portale Julianeo, a fatica trovano le parole da scrivere, ma nella loro mente vorrebbero dedicarti il mondo intero. Grazie a nome di tutti.

Loriano


12 Agosto 2003

Mi fa male non poterti vedere,
non poterti abbracciare.
Vorrei che tu fossi qui,
qui con noi,
e invece...
sei volato via.
Per andare dove non lo so,
ma c'è un posto speciale
in cui rimarrai sempre:
il mio cuore.

Sara


23 Ottobre 2003

"Ci troveremo ancora
piu' grandi e piu' sinceri in una lacrima
e parleremo ancora
di cieli immensi
avremo nuove verita'".
(L'eternita' - Giorgia)

Robi


4 Gennaio 2004

La prima volta che ho incontrato Giuliano

Ricordo bene la prima volta che ho incontrato Giuliano.
Anzi, forse lo avevo già visto da qualche parte, ma è quella che io ricordo come prima volta che ho bene impressa nella mente. Conoscevo appena Daniele Malossi. Veniva a casa mia tutte le sere, dopo cena, a fare un po' di cretinate e ci rimaneva fino alle 22.30, le 23 al massimo.

La prima sera

Una sera Malossi arriva a casa mia in compagnia di un suo amico, composto ed educato. Ci presentiamo: " Ciao, sono Pippo", "Piacere, Giuliano".
Io e Malossi stiamo scrivendo una poesia un po' stupida (ma molto divertente) e ci sbellichiamo dalle risate per ogni nuova scemenza inventata. Giuliano ci guarda dal divano, attonito. Di tanto in tanto interviene, ma non sembra tanto a suo agio. D'altronde ci conosciamo appena. "Ciao Malo. Ciao Giuliano, a domani".

Quella sera è nato il club Antani.

L'indomani

Io, Malo e Giuliano diventiamo amici.
Ci divertiamo come pazzi assieme e formiamo un piccolo gruppo di persone: Edo, Meghi, Roby, Michele, Bindo. Poi Gara, Marcello, Tobo e Nicchio.

Non facciamo grandi cose, ammazziamo il tempo giocando a Dungeons & Dragons, a trionfo, con l'Amiga 500, a ping pong e con tutti i giochi in scatola conosciuti. Facciamo i film Antani con una telecamera di mio padre (che danneggiamo), mangiamo pizza, patatine fritte, pop corn e beviamo coca cola e birra. Oltre ad una Buona Bevuta di skipper, s'intende.

Poi ascoltiamo Loosing my religion dei R.E.M., i Litfiba, i Nirvana, i Queen, e i Metallica (solo Nothing else matter, a dire il vero).

"Giuliano, ti piace Yesterday dei Beatles?";
"E chi sono?";
"Ma come, non li conosci? Ma che musica ascolti?";
"A me piace Take Five".

Ascoltiamo anche Take Five, ma solo per far piacere a Giuliano.

La casa dello Zio

Il club Antani s'instaura nella casa di mio zio Benso, purtroppo scomparso.

Il club modella a suo piacere la casa di mio zio Benso. Tutto viene modificato per soddisfare il piacere ludico del club. Giuliano è tra i maggiori artefici delle modifiche. Suo è l'impianto acrobatico che ha portato l'antenna della TV fin nella nostra sede. Suo è l'impianto acustico collegato al computer, con effetti Dolby Sorround.

Il club utilizza una stanza, rinominata Casino, per raccogliere tutte le cianfrusaglie in esubero nella casa (numerose, ed ammassate confusamente). Io e Malossi inventiamo il gioco della porta, che ha permesso di scardinare la porta del bagno. Nicchio, invece, ha perforato l'ingresso della tavernetta ed un muro di cartongesso all'interno della casa, utilizzando un cacciavite.

La patente

Giuliano è il primo ad aver preso la patente. E guida un maggiolino blu.
Per noi giovinetti avere una macchina tutta nostra è un sogno, abituati come siamo a passare la serata sempre e solo nella casa dello zio.

Giuliano ci scarrozza col maggiolino. Ci porta anche a scuola, ma ritarda un'ora quando deve venire a riprenderci, perché ha lasciato i fari accesi e la batteria si è scaricata.

Poi andiamo in piazza, dove nel parcheggiare agganciamo di poco un'auto in sosta. E poco importa se ad un incrocio infiliamo una via contromano, sul maggiolino di Giuliano ci si diverte ed io e Malossi siamo i passeggeri esclusivi.

La festa Antani

La festa ufficiale del club.
In realtà al club è sempre festa, perché ci si diverte sempre, ma per fare variazioni sul tema qualcosa dovevamo inventarci.

Ebbene. La prima parte della festa consiste nell'acquisto dei cibi e delle bevande, cui solitamente partecipa l'intero club recandosi all'Ipercoop. Acquisti tra i più balordi: dal salame ai tortellini, dalle chiacchere ai quadretti di cioccolata. Poi vino, birra, bibite, Bacardi, le salsicce e le bistecche da fare ai ferri. Ed il pane per le bruschette.

La seconda fase consiste nel cucinare i cibi. Gli addetti al fuoco del camino (io e Daniele) accendono il fuoco nel camino, ma essendo molto scarsi producono 3 braci, spente, in croce. Tobo fa le bruschette, annegando il pane nell'olio. Giuliano, Nicchio ed Edo all'assaggio: tutto bruciato fuori e crudo dentro. Si passa ai pop corn per limitare i danni.

Dopo aver ben bevuto e poco mangiato cominciano i giochi, cui partecipano obbligatoriamente tutti i presenti. I giochi più gettonati sono il gioco dell'assassino e Monster (di nostra produzione). Poi l'alcool arriva al cervello e si pratica il calcetto interno ed esterno senza regole, il gioco della bicicletta in piazzetta, varie sfide di meteorismo e, per finire, il gioco del buio, che a me non piace per niente.

Talvolta la Festa Antani degenera a livelli clamorosi. Alcune persone che vi hanno partecipato sostengono, ad un certo punto, di essersi trovati in un mondo parallelo. Io, Malo e Giuliano inventiamo il Ballo Totale, talmente frenetico che si esegue senza fare movimenti. Giuliano, poi, stabilisce il record d'inclinazione nella corsa sul posto, arrivando con la fronte a meno di un centimetro da terra.

Ci sono anche Feste Antani più tranquille, si gioca a D&D vivente (per tutta casa mia, compreso il giardino), si fa la lotta greco-romana, si gioca al Trivial Pursuit oppure si pratica il gioco della pistola.
Queste Feste Antani, però, sono le meno divertenti.

A casa di Giuliano

Vado spesso a casa di Giuliano.
Ci vado per ascoltarlo mentre suona il pianoforte, a pasticciare un po' con il computer oppure assieme a Malossi per giocare a Dungeons & Dragons.

Giuliano è sempre gentile nei miei confronti, e non solo perché mi offre le castagne tenere da mangiare. E' discreto e con un forte senso del rispetto. Quel rispetto che spesso mi rimprovera di negargli, quando esagero con le mie battute, talvolta fuori luogo.

Quando ascolto Giuliano che suona il pianoforte mi emoziono.

Il brano a cui sono più affezionato è la Marcia alla Turca.
Giuliano lo suona abbastanza bene, ma quando sbaglia una nota smette di suonare e riparte daccapo. Gli ho detto: "Va bene, dai! Va avanti!". Le prime volte ripartiva sempre daccapo, ma dopo un po' si è stufato anche lui e adesso va avanti lo stesso, anche se commette qualche errore. Prosegue come gli riesce e suona la Marcia alla Turca per intero.

A me piace molto, suonata dal vivo è emozionante.
Giuliano non la suona male. Anzi, la suona benissimo. Semplicemente la suona a modo suo, e quelle note un po' strane fuori dallo spartito originale non sono altro che sue improvvisazioni sul tema. Non è altro che la sua interpretazione del brano. E' la versione di Giuliano della Marcia alla Turca, eseguita perfettamente.

Giuliano vuole fare Piano Bar.
Ma per fare Piano Bar bisogna conoscere anche un po' di musica leggera, perché la gente è quella che vuole ascoltare.
Ora conosce Yesterday dei Beatles, una bellissima canzone.

Pippo


28 Febbraio 2004

La mia casa, nella Terra di Mezzo

Un raggio di sole ha deciso di colpire in pieno il mio occhio destro, accecandomi temporaneamente e ridestandomi improvvisamente.

Che la mia giornata potesse cominciare in modo peggiore non è vero: ci sono alcune volte in cui il primo suono che odo è la tromba suonata da Caino per annunciare l'arrivo in paese di orchi, creature molto brutte e cattive il cui unico scopo nella vita è quello di brutalizzare il prossimo per conquistare ricchezza e potere.

Io li detesto e non li vorrei mai incontrare lungo il mio cammino.

Oggi per colazione non c'è nulla di buono. Forse qualcosa c'era, ma se lo è mangiato prima di uscire mia sorella Rosa, conosciuta insegnante elfa della Contea di Portobello.

Io abito pure con i miei genitori, ovvero Ceseo, un mezzorco figlio di un orco e di una guerriera umana, e Silvia, gnoma curatrice, esperta di pozioni magiche e medicine. Ho anche altre due sorelle, ma abitano altrove: la raminga Dianora, sposata con Massimo Manetti, ed Euridice, che abita con il compagno Michelotto nel regno di Manganello.

Fuori di casa mia c'è un sole splendente che scalda il cuore. Nei prati i fiori sono finalmente sbocciati e se guardo attentamente posso scorgere, mimetizzati tra di loro, dei piccoli esseri con un lungo berretto: sono i pestiferi folletti dei boschi, ce ne sono a centinaia nelle campagne attorno alla città.

Arrivano furtivi in piccole comitive, staccano i fiori dai prati per abbellire le loro case, rubano i frutti nei frutteti e vanno negli orti, nascondendosi nei cespugli, per portare via i prodotti che non sono ancora stati raccolti. Ne vedo uno minacciare gli alberi da frutto del mio vicino, e allora prendo un piccolo sasso e glielo lancio contro con mira apprezzabile: lo colpisco nella testa, la creatura fa una piccola piroetta su sé stessa e poi crolla a terra priva di sensi.

Mi avvicino per valutarne le condizioni e scopro di essermi sbagliato: non era un malefico folletto, ma solo un giovane gnomo delle colline. E' facile confondere uno gnomo per un folletto, specialmente quando lo si guarda da lontano.

Per fortuna il piccolo gnomo è solo svenuto e dopo qualche istante riprende conoscenza. Gli gnomi sono creature buone, lavorano sodo per procurarsi da mangiare: sono artigiani, inventori ed architetti. Vivono sulle colline boscose e non hanno mai fatto del male a nessuno.

"Ohi, ohi! Che botta!" - esordisce lo gnomo - "Ma non ti preoccupare, forestiero, ci sono abituato! Pare che oggigiorno vada di moda tirare i sassi a noi gnomi … Ci scambiano per folletti, e senza pensarci due volte ci scagliano addosso le pietre! Per noi la situazione è diventata insostenibile: la gente dovrebbe imparare ad avvicinarsi prima di agire avventatamente, cercare di conoscere chi si ha di fronte prima di giudicarlo male"… Invece non è così".

Regalo una gemma di opale al piccolo gnomo per farmi perdonare il brutto gesto, poi riprendo il mio cammino.

Passo di fronte alla casa dove abita mia sorella Dianora con suo marito Massimo Manetti. Dianora e Massimo sono due raminghi vagabondi, che non ce la fanno proprio a rimanere fermi in un luogo per più di qualche giorno.

Sono sempre in viaggio, alla ricerca di nuove realtà da confrontare con la loro. Possiedono uno zaino così pieno di esperienze da far invidia a chiunque, e ne vanno orgogliosi. Sono abbastanza conosciuti in paese, per quanto è possibile conoscere due vagabondi.

Superata la casa dei Manetti, mi si para davanti un coboldo, che come sempre prova a vendermi la sua merce recuperata chissà dove. Non possiede nulla che possa interessarmi, quindi decido di dargli una moneta d'oro perché possa procurarsi un po’ di cibo, d'altronde non è questo il genere di coboldo che mi fa preoccupare.

I coboldi sono un po’ strani, arrivano da paesi lontani e fanno molta fatica ad inserirsi nella nostra società. Molti di essi sono poveri e per procurarsi cibo sono pronti a svolgere qualsiasi tipo di attività, anche la più umile e mal retribuita.

Ci sono però alcuni coboldi che sfruttano il fatto di non essere conosciuti dalla gente per compiere malefatte: rubano cavalli e carretti incustoditi e vanno nelle case della gente, armati di coltellacci, per portare via oggetti di valore di ogni sorta.

E' possibile che sia stato proprio uno di loro, qualche giorno fa, a rubare il cavallo di mia sorella Rosa, che per tornare a casa ha dovuto chiedere un passaggio ad un suo collega di Portobello, lo gnomo Cesco.

Neppure il tempo di vedere allontanarsi il coboldo, che sento un fischio alle mie spalle. Sono i miei bizzarri compagni di ventura: il nano Smarco, il ranger Malente, l'elfo Edòr ed il mezzorco Bobolo.

Questi strani individui sono i migliori compagni di viaggio che una persona possa incontrare. Hanno i loro difetti, s'intende, ma anche tante qualità che li rendono unici ed inimitabili:

Smarco è un lavoratore indefesso, al limite del: "Ma dai! Non esagerare…"; Edòr è pazzo come un cavallo, esperto nel recuperare legna e nell'accendere fuochi.

Quello più difficile da comprendere è Bobolo, che sa essere generosissimo (è molto abile, ad esempio, nel fare ariette col fondoschiena, in varie tonalità) ma anche pericoloso quando si arrabbia, mettendo in risalto la sua indole caotica.

Chi è invece matto da legare è Malente, ranger stravagante e polivalente. Di lui ci si può fidare… una volta su cinque! Però non manca mai di stupire. Creativo, fantasioso e pieno di idee. Il compagno ideale se ci si vuole divertire alla grande.

"Vieni con noi!" - mi dicono - "Stiamo andando alle cascate azzurre a caccia di funghi. Se siamo fortunati troviamo pure qualche filone d'oro da grattare con i nostri picconi!".

"Per oggi non se ne parla" - rispondo loro - "Ho una commissione importante da fare".

In realtà oggi non ho proprio voglia di andarmi a cercare guai, visto che alle cascate azzurre non è difficile incontrare brutte bestie come goblin, lupi mannari e draghi d'ottone. Più tardi, inoltre, ho programmato di andare a trovare la mia fidanzata, la driade Brinchi, custode dei laghi.

In centro al paese c'è fermento. Un gruppo di artigiani fa cerchio attorno ad un signore barbuto, che alza al cielo una piccola spada e parla a loro ad alta voce.

Mi avvicino al gruppo per sentire meglio: sembra che gli artigiani, tutti lavoratori della grande bottega all'angolo, siano stati frodati dai due gestori della bottega, i fratelli Gonzi.

Pare che questi due tizi, due Troll di grossa stazza, abbiano rinviato i pagamenti per mesi e che, arrivati alle strette con gli artigiani, siano fuggiti portando con sé tutte le cose di valore. "Andremo per campagne, foreste e colline!" - urlava il signore barbuto - "Cercheremo in tutte le case ed in tutti i fienili, nelle paludi e fin sulle cime dei più alti monti!

Dobbiamo trovare quei maledetti, per avere tutto ciò che ci spetta!". I fratelli Gonzi non sono né i primi né gli ultimi che hanno frodato la gente che lavora, e costituiscono una piaga della società molto più dei folletti e degli orchi.

Il gruppo di artigiani si allontana, al seguito del signore barbuto.

Arrivo al mercato, nella piazza di fronte alla grande chiesa.

Qui ci sono chiromanti, stregoni ed illusionisti che provano a guadagnarsi da vivere con i loro trucchetti magici, poi commercianti e mercanti che vendono i frutti della terra e prodotti di artigianato che, a sentir loro, sono di valore assoluto: "Comprate, amici, comprate! Questa è la migliore merce che potete trovare in tutto il regno! Affari d'oro, amici, affari d'oro!". Gente affannata, che inventa di tutto pur di fare soldi.

Mentre passeggio tra le numerose baracche del mercato, la mia attenzione viene catturata da una musica splendida. A suonarla è un signore molto anziano, che io conosco bene perché è un mio carissimo amico.

E' Luigi il bardo, chiamato Gigi, un distinto signore che ha passato la vita a suonare strumenti musicali ed a fare piccoli e grandi spettacoli in paese. Un artista di grande talento, molto apprezzato ed amato dalla gente.

"Ciao, vecchio bacucco, come va?" - gli dico. "Beh… Sai, gli anni si fanno sentire, ma dentro sono sempre come mi ricordi". Molto più giovane. Gigi, da che lo conosco, si è sempre guadagnato da vivere facendo la cosa che più gli piaceva al mondo: fare musica per la sua gente.

Egli suona per ore, divertendosi come un matto, e non chiede mai soldi a nessuno. E' la gente, che lo ama, a farsi avanti con offerte di ogni genere, perché Gigi è proprio bravo e la sua musica è benefica. Porta il buon umore, aiuta chi è nello sconforto e può cambiare la giornata di una persona in un attimo: basta saperla ascoltare.

"Se non hai impegni ho una cosa importante da farti vedere" - mi dice Gigi - "la sto realizzando con i soldi che la gente mi ha voluto donare nella mia lunga ed intensa carriera di artista. Non sono soldi meritati, sai, perché il mio non è un lavoro, ma è una semplice passione". Seguo con grande curiosità il mio amico bardo fino alla periferia del paese, e qui, al centro di un verde prato circondato da case, vedo la cosa di cui mi parlava.

E' un grande edificio, ancora in piena costruzione, di cui però è già possibile intuire la forma.

Ed è una forma molto particolare! Direi singolare: io non ho mai visto, in vita mia, un edificio con una forma simile. Sembra una grande nave, o forse è solo la mia fantasia che mi fa pensare questo.

"E' un'Arena" - mi dice Gigi - "Quando sarà completa qui potranno suonare ed esibirsi tutti i giovani giullari, bardi e cantastorie del paese. Gente che ama la musica come me. Potranno provare i loro strumenti, potranno preparare i loro spettacoli e soprattutto potranno mostrare al pubblico ciò di cui sono capaci".

Con le dita e con il fiato faranno suonare gli strumenti ed il silenzio tutto intorno non sarà più silenzio. Sarà musica.

La musica cura le ferite dell'anima.
La rende più leggera e così il dolore è più sopportabile.
La musica rallegra la giornata e migliora l'umore della gente.
Ed anche i dolori del cuore, per quanto forti, fanno meno male.
Della magia contenuta nella musica non si può dubitare.

"Ma dimmi, Gigi, quanti soldi hai investito per far avverare questo sogno?"
"Tutti".

Pippo


16 Luglio 2004

Avevo 6 anni ... con la leggerezza e la disinvoltura di quegli anni, accesi la TV.

Subito lo sguardo di mia madre mi freddò, chiesi scusa e spensi. La mia famiglia stava vivendo l'angoscia della scomparsa di un caro, si trattava del nonno paterno morto il giorno prima e la mia casa era affollata di parenti.

Non mi ha scioccato quell'episodio, la morte non mi ha mai scioccato, ma non ho mai dimenticato quel pomeriggio.
Sono passati molti anni da quel giorno, ho perso da tempo i nonni e purtroppo non solo loro, persone che per me sono state dei riferimenti fondamentali mi sono mancate e mi stanno mancando.

Mi aggrappo alla vita per trovare la forza, la voglia e il coraggio di vivere, per me e per chi resta, ma non ho dimenticato mai nessuno, anzi ... fanno parte di me.

Un'amico


3 Febbraio 2005

Domenica 30 gennaio 2005 Antonio D'Adamo è partito... è volato via con la sua musica, il suo blues, la sua delicatezza, la sua grinta e il suo sorriso.
Ha lasciato i suoi BLUESMEN, forse per sempre ... ma io voglio pensarlo in compagnia dei suoi grandi maestri a battere il tempo e a soffiare in quell'armonica che tanto ci ha dato.
Ciao Giuli, sei in buona compagnia ...

Loriano


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